IO RESTO AL PASSO CON I TEMPI

Febbraio 2020,
L’umanità ha conosciuto qualcosa che mai si sarebbe aspettata di vivere, una pandemia.

In epoca di grandi conquiste tecnologiche e mediche lo avevamo visto solo in quei film che vengono etichettati come apocalittici ma l’uomo ha misurato la sua reale fragilità confrontandosi con un vero virus che non fa sconti, il Covid-19.

Dopo un momento di smarrimento le autorità politiche, dietro suggerimento dei massimi esperti scientifici, prendono una decisione coraggiosa e pericolosa per l’equilibrio mondiale che non ha mai avuto precedenti nella storia, istituiscono uno stop di tutte le attività e impongono a tutta la popolazione una ferrea quarantena.

Costretti nelle nostre case dopo un primo momento di inattività e chi non era coinvolto in attività legate agli ospedali e ai supermercati sempre aperti, si è dedicato ad attività ludiche anche per intrattenere i bambini che nel frattempo erano a casa oppure in attività culinarie nella preparazione di succulenti manicaretti. Qualcuno si dava appuntamento sul balcone di casa con i vicini o i dirimpettai per poter continuare a sapere di far parte di una comunità. I giorni passano e diventano mesi, i passatempi sono finiti, comincia ad essere difficile trovare qualcosa di interessante da fare e i film sulle piattaforme a pagamento cominciano a scarseggiare, anche perché anche il settore del cinema era bloccato.

Un giorno, mentre anche io ero bloccata in casa con la mia famiglia, ho condiviso con mio marito un po’ di preoccupazione a proposito della sopravvivenza della mia attività che, come tante, costretta alla chiusura soffriva per l’inattività. Non era un periodo semplice per tutti ma maggiormente per le piccole realtà come la mia.

Mi sono allora detta perché non impiegare il tempo in qualcosa di costruttivo, magari per imparare una lingua o a fare qualcosa che per motivi di tempo non ero riuscita mai fare e così, la notte porta consiglio e così il giorno dopo ho pensato che mi sarebbe piaciuto dare una svolta tecnologica al mio lavoro e ho deciso di investire qualche risparmio nel rinnovamento dell’impostazione stessa del mio lavoro. Inizia così la mia avventura, imparando ad usare un supporto cad applicato alla modellistica.

Quelli del lockdown per la pandemia sono stati mesi di intenso lavoro per me a dispetto del periodo di stop di tutte le attività, la mattina ero al computer con l’insegnante del corso on line e il pomeriggio mi esercitavo. I soldi sono andati via con un clic ma sono stati un ottimo investimento. In tempo di distanziamento sociale ho colto l’opportunità che mi ha dato la tecnologia.

Dopo qualche giorno, mi arriva la lavagna per digitalizzare i modelli e il plotter per poterli stampare.

Ho trascorso tante ore concentrata nell’acquisire nuove competenze di cui ero certa di aver bisogno per ampliare il ventaglio di servizi al cliente che ora posso offrire e che sono certa daranno nuova linfa alla mia attività che da soltanto artigianale diventa anche in parte industriale.

Sento di aver raggiunto un livello alto di prestazioni sia per il “su misura” sia per fornire, a piccoli brand, la possibilità di realizzare modello e prototipìa per piccole collezioni, che i grandi produttori non vedono di buon occhio proprio per l’esiguità dei numeri.

La mia prerogativa però rimane il “su misura” infatti sono convinta che il nostro Paese, detentore di una conoscenza artigiana, che risale al Rinascimento, debba riscoprire le sue attitudini migliori partendo proprio dall’artigianato, che il mondo è venuto ad imparare da noi e che è la nostra forza per una rinascita come quella che io ho avuto, inaspettatamente, in un momento difficile della nostra civiltà.

In questa atmosfera di grandi cambiamenti, non contenta di tutto quello che avevo già fatto, approfittando della “reclusione” per pandemia, ho voluto anche imparare alcuni rudimenti di grafica perché da tempo avevo un tarlo in testa che mi diceva di dover cambiare la mia immagine professionale.
Non è stato facile imparare le funzioni non di uno ma, di ben tre software dedicati alla grafica e che fanno parte del “pacchetto Adobe”.

La tecnologia è stata fondamentale e anche questo corso l’ho potuto fare on line. Ognuno di noi studenti ha realizzato un suo progetto, chi per l’editoria, chi per una start up, io ho rinnovato la grafica in vista di un rifacimento del mio sito professionale. Alla fine grazie anche a due fantastiche insegnanti sono riuscita ad arrivare in fondo anche a questa ennesima sfida e ho scelto una nuova palette colori, ho fatto qualche piccola modifica al nome aggiungendo dei dettagli ma quello che più mi ha entusiasmata è stato il logo.
Dietro la guida delle mie insegnanti ho fatto diverse prove ma nessuna mi convinceva fino a quando ho esultato: “eureka”!

Ho ripensato a chi rivolgo la mia creatività, il mio studio, le mie ricerche? Alle donne e qual è il simbolo del femminile, della ciclicità? La luna.

Il nuovo logo quindi racchiude tutto il mondo femminile in una mezza luna che abbraccia la “S” dei Sogni, parola che compone il nome della mia attività, naturalmente con uno sfondo rosa che nella nostra cultura è proprio il colore associato alla femminilità.
Nuove competenze tecnologiche e nuova immagine, ci sono tutte le premesse per una nuova rinascita, a dispetto dello spettro di un virus che ci minaccia tutti ma che presto sconfiggeremo.